Quando il ricordo emerge molti anni dopo i fatti, quali cautele sono necessarie?
Nei procedimenti per reati sessuali commessi in danno di minori uno degli aspetti più delicati riguarda la valutazione delle dichiarazioni della persona offesa quando la denuncia interviene molti anni dopo i fatti denunciati.
La psicologia della testimonianza insegna che il trascorrere del tempo non è un elemento neutro, ma rappresenta un fattore di particolare rilevanza nella formazione, conservazione e rievocazione dei ricordi.
Nei casi, tutt’altro che rari, in cui i fatti vengono collocati durante l’infanzia, ma la loro prima rivelazione avviene soltanto in adolescenza o addirittura in età adulta, il processo deve confrontarsi con un tema ancora più complesso della semplice valutazione dell’attendibilità della testimonianza: la valutazione dell’attendibilità del ricordo.
La memoria non è una fotografia del passato
La memoria umana non è una registrazione perfetta della realtà, ma un processo dinamico soggetto a continue rielaborazioni. Ogni ricordo è il risultato di un meccanismo assai articolato che comprende percezione, immagazzinamento, rievocazione e successiva ricostruzione dell’evento.
Nel corso del tempo il ricordo può essere influenzato da molteplici evenienze, come le esperienze successive, le informazioni apprese da altre persone, gli stati emotivi legati alle vicende vissute e, non ultimo, anche le ripetute narrazioni dello stesso episodio.
Per l’avvocato difensore del soggetto accusato, la situazione più difficile da contrastare è sicuramente quella in cui il ricordo rappresenta una falsa memoria, ovvero è percepito come autentico da chi lo riferisce, pur non corrispondendo agli eventi realmente accaduti.
I minori sono maggiormente esposti ai fenomeni suggestivi
La problematica assume particolare rilevanza quando i fatti vengono collocati nell’infanza, proprio perché i bambini sono più vulnerabili alle influenze esterne e difficilmente possono distinguere tra esperienze direttamente vissute e informazioni acquisite successivamente.
La caratteristica più insidiosa delle false memorie è che chi le possiede generalmente non è consapevole della loro origine.
Quando le accuse emergono all’interno di contesti caratterizzati da separazioni particolarmente conflittuali, contenziosi giudiziari protratti negli anni e rapporti familiari deteriorati, la letteratura scientifica suggerisce di esaminare con particolare attenzione le dinamiche relazionali che hanno accompagnato la crescita del minore.
L’obiettivo non è mettere in discussione la sofferenza soggettivamente vissuta dalla persona che denuncia, ma verificare se il ricordo riferito possa essere considerato attendibile sotto il profilo scientifico e processuale.
Le linee guida della British Psychological Society evidenziano inoltre che i ricordi sono strettamente collegati allo stato mentale esistente al momento della loro formazione e non a quello del momento in cui vengono raccontati. Tale considerazione assume una particolare importanza nei bambini, nei quali lo sviluppo della memoria autobiografica procede parallelamente all’acquisizione del linguaggio.
Sicurezza del racconto non significa necessariamente autenticità del ricordo
Uno degli errori più frequenti è ritenere che un ricordo raccontato con sicurezza sia certamente vero.
La ricerca scientifica insegna invece che la convinzione soggettiva non coincide automaticamente con l’accuratezza del ricordo.
Anche un ricordo riferito con assoluta certezza può contenere errori, integrazioni o ricostruzioni inconsapevoli.
Per questo motivo, quando la prova si fonda prevalentemente sulle dichiarazioni della persona offesa, è fondamentale analizzare non soltanto il contenuto del racconto, ma anche le modalità attraverso le quali quel ricordo si è formato, conservato e consolidato nel corso degli anni.