Casellario giudiziale, carichi pendenti e iscrizione nel registro degli indagati

di Debora Zagami

Quali sono le differenze?

Non è affatto semplice per il cittadino, soprattutto se incensurato, districarsi nella complessità che caratterizza il procedimento penale e le sue diverse fasi e gradi di giudizio.
Ciò nonostante sempre più spesso vengono richieste dichiarazioni o autocertificazioni da compilare con moduli prestampati di difficile comprensione: si pensi alle domande da presentare in occasione di concorsi pubblici, o per potersi iscrivere a Ruoli o Albi professionali o, più semplicemente, per sostenere un colloquio di lavoro.
E’ importante quindi avere ben chiara la differenza in considerazione dei diversi esiti del procedimento penale eventualemtne subìto, poiché il rischio di fare confusione e dichiarare qualcosa che non corrisponde alla realtà è sempre in agguato.

Sul certificato penale del casellario giudiziale vengo iscritte tutte le sentenze di condanna definitive

Questo significa che qualsiasi sentenza di condanna nel momento in cui diviene definitiva (cioè irrevocabile per avere esaurito tutti i mezzi di impugnazione previsti dall’ordinamento) è iscritta nel Casellario e l’Autorità Giudiziaria potrà sempre averne contezza, ad esempio in occasione di un nuovo procedimento penale.
Tra le varie iscrizioni obbligatorie nel Casellario ricordiamo anche quella relativa alla sentenza di assoluzione o proscioglimento per tenuità del fatto. Ciò in quanto, trattandosi di un beneficio concedibile soltanto per fatti lievi ed episodici, l’Autorità Giudiziaria deve essere posta nelle condizioni di verificare in capo al richiedente la sussistenza dei requisiti di legge.

Anche la sentenza di condanna con pena sospesa e non menzione è iscritta nel Casellario

Il beneficio della non menzione, che viene generalmente concesso con quello della sospensione condizionale della pena, comporta che la condanna non sia iscritta soltanto nel certificato del Casellario richiesto dai privati.
Dunque se la persona condannata chiederà il certificato del Casellario su questo non vi saranno iscrizioni e ci sarà scritto “NULLA”.
Purtuttavia l’iscrizione c’è e se il certificato viene richiesto dall’Autorità Giudiziaria la sentenza comparirà.
Il privato sovente dimentica di avere riportato condanne proprio in ragione del doppio beneficio della pena sospesa e della non menzione. In tal caso sarà sufficiente richiedere una visura ai sensi dell’art. 33 del DPR 313/2002 (Testo Unico sul Casellario).
La visura è anonima e non ha valore di certificato, ma è molto utile per fornire gli estremi delle sentenze di condanna (e anche di assoluzione per lieve entità del fatto) relative alla persona che la richiede.

Nel certificato dei carichi pendenti compaiono gli estremi dei procedimenti penali per i quali è stata esercitata l’azione penale

La differenza tra l’iscrizione del procedimento nel Registro delle notizie di reato e l’iscrizione nel Certificato dei Carichi Pendenti, sta tutta nell’esercizio dell’azione penale da parte dell’Organo Inquirente.
Sino a quando il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari, la persona assume la qualifica di indagato e  potrà avere conoscenza dell’esistenza del procedimento tramite una richiesta forumalta ai sensi dell’art. 335 c.p.p.
Nel momento in cui l’Organo Inquirente si determina a richiedere il giudizio, la persona assume la qualifica di imputato e gli estremi del procedimento verranno iscritti sul Certifcato dei Carichi Pendenti.


Leggi altri articoli:

registrazione-conversazione

Registrazione di conversazione tra presenti

registrazione-conversazione

Verba volant, scripta manent

Per migliaia di anni questa antica locuzione latina ha sintetizzato nel migliore dei modi il senso di evanescenza caratteristico dei discorsi fatti a voce, rispetto alla inconfutabilità dei concetti espressi in forma scritta, suggerendo prudenza a chiunque si accinge a mettere per iscritto i pensieri o le parole, al cui peso non sarà più possibile sottrarsi se non incorrendo nelle relative responsabilità.
Le nuove tecnologie hanno impresso una svolta radicale nelle vite di ciascuno di noi, facilitandoci l’esistenza, ma – al contempo – rendendo assai più “tracciabili” i nostri comportamenti e sempre meno elubilibili le conseguenze che ne possono scaturire.
Motivo, questo, per cui oggi, anche durante i colloqui verbali è consigliabile un utilizzo ponderato delle parole, le quali debbono essere pronunciate con la medesima prudenza un tempo riservata agli accordi raggiunti per iscritto, poiché non è mai possibile escludere che un partecipante alla conversazione ne stia registrando il contenuto con il proprio smartphone, o con altro dispositivo elettronico (tablet, registratore digitale ecc.).
Tale condotta è assolutamente lecita nel nostro ordinamento, a condizione – è bene ribadirlo – che colui che effettua la registrazione sia anche il destinatario della comunicazione o comunque un soggetto partecipante al colloquio nell’ambito del quale è avvenuta la comunicazione.
A questo proposito, e anche per distinguere la registrazione dalla intercettazione, la giurisprudenza ha costantemente recepito l’orientamento secondo il quale “la registrazione fonografica di un colloquio, svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, o comunque sia ammesso ad assistervi, non deve essere ricondotta, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, costituendo forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, salvi gli eventuali divieti di divulgazione del contenuto della comunicazione che si fondino sul suo specifico oggetto o sulla qualità rivestita dalla persona che vi partecipa”.

Rispetto ai divieti di divulgazione, si ricorda che è stato recentemente introdotto il delitto  “diffusione di riprese e registrazioni fraudolente” disciplinato dall’articolo 617-septies del codice penale (in vigore dal 26 gennaio 2018)

In tal caso, la condotta che si è voluta incriminare non è la registrazione carpita in modo occulto, ma la sua diffusione, effettuata con la specifica finalità di danneggiare l’immagine o la reputazione altrui.
Il legislatore ha infatti previsto espressamente l’esclusione della punibilità nei casi in cui la diffusione delle riprese o delle registrazioni fraudolente derivi in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario, o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.
Infine, è opportuno precisare che neanche il luogo in cui si svolge la conversazione può incidere sulla liceità della registrazione ed il conseguente possibile utilizzo in sede processuale.
La Suprema Corte di Cassazione ha più volte ribadito che è consentita l’utilizzazione di una registrazione occulta di una conversazione tra presenti, ovunque essa si svolga, anche in un luogo considerato “privata dimora” del soggetto registrato (abitazione, ufficio, luogo di lavoro ecc.) sulla scorta del principio secondo cui quando un soggetto comunica ad altri notizie che riguardano la sua sfera personale, egli accetta il rischio della propagazione  e se egli decide di disporre delle notizie, il suo atto non può pretendere maggiore tutela solo perché è compiuto in un ambiente considerato “privata dimora”.

Allorché si tratti dello studio professionale dell’avvocato, al principio di inviolabilità del domicilio si aggiunge quello della inviolabilità del diritto di difesa

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 19278 del 13 ottobre 2017 ha inibito in assoluto la possibilità di registrare conversazioni, sia pure tra presenti, quando la registrazione venga effettuata all’interno di una privata dimora da parte di un terzo, non titolare della stessa e abbia ad oggetto un colloquio difensivo, statuendo che tale condotta si traduce in un’inammissibile intromissione negli ambienti tutelati dalla Carta Costituzionale e nella violazione del diritto di difesa e alla riservatezza del cliente.


Leggi altri articoli:

Quando comincia a decorrere il termine della prescrizione nel reato di appropriazione indebita?

Non sempre coincidono il momento in cui viene posta in essere la condotta di appropriazione, costituito dall’iniziare a detenere la cosa come se fosse propria (c.d. interversione del possesso) e il momento in cui si verifica l’evento di appropriazione, costituito dalla manifestazione della volontà dell’agente di fare propria la cosa.

Il reato di appropriazione indebita si consuma nel momento dell’azione, cioè quando il soggetto comincia a tenere la cosa come se fosse il proprietario, e si perfeziona con il verificarsi dell’evento costituito dal momento in cui la vittima del reato (la c.d. persona offesa) viene a conoscenza dell’avvenuta appropriazione in suo danno.

L’evento appropriazione, in questi casi, si realizza quando la parte offesa subisce il danno della mancata restituzione.