Assegno di mantenimento per i figli

Cosa accade al compimento della maggiore età?

di Alessandro Piermarini

In base all’art. 315 bis del codice cvile “Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni”.
Ne deriva, quindi, un dovere per entrambi i genitori di contribuire al mantenimento del figlio.
Cosa accade al compimento della maggiore età del figlio? Questo dovere cessa o i genitori devono comunque continuare a contribuire al mantenimento del figlio una volta che questi raggiunga, a 18 anni, la maggiore età?
Per la Suprema Corte di Cassazione il dovere dei genitori di mantenere i figli non cessa con la maggiore età, ma permane fin quando questi non conseguono un reddito che li renda autosufficienti.

I genitori dovranno quindi mantenere i figli che abbiano deciso di intraprendere un percorso di studi, successivo al diploma e, quindi, anche se i figli hanno compiuto la maggiore età.

E’ infatti il percorso di studi prescelto che consentirà al figlio di guadagnare e rendersi autosufficiente.
Una volta terminati gli studi cosa accade?
La domanda è di forte attualità, anche in considerazione della crisi economica che imperversa di questi tempi e delle oggettive difficoltà a trovare un impiego.
I Giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno esaminato la questione rappresentando quanto segue:

  • il figlio, una volta compiuto il percorso di studi, deve impegnarsi per trovare un lavoro e per rendersi autonomo;
  • esiste un limite oltre il quale non vige l’obbligo dei genitori di mantenere i figli: dopo il compimento da parte del figlio dei 30/35 anni può ritenersi cessato l’obbligo di mantenere i figli, anche per coloro che dovessero avere scelto un percorso di studi più lungo e complesso.

Ove permanga lo stato di non autosufficienza per mancanza di impiego, deve valutarsi se lo stato di disoccupazione dipende dalle cricità del mercato del lavoro oppure dalla inerzia o colpa del figlio.

E’, infatti, dovere del figlio fare quanto in suo potere per trovare una occupazione, sia attivandosi che acquisendo le competenze necessarie richieste dal mercato del lavoro.

Più avanza l’età del figlio, più aumenta il grado di presunzione che la mancanza di un lavoro sia determinata da sua colpa.

La ricerca del lavoro va svolta dal figlio senza velleità non compatibili con il mercato del lavoro e, tale indicazione, vale a prescindere dalle situazioni economiche, agiate o più modeste, della famiglia di origine.
Per la Suprema Corte il concetto di capacità lavorativa intesa come adeguatezza a svolgere un lavoro remunerato si acquista con la maggiore età, la quale  presuppone l’autonomia “ed attribuisce piena capacità lavorativa, da spendere sul mercato del lavoro, tanto che si gode della capacità di agire (e di voto)”.
Se è vero che i tempi si allungano con gli studi universitari, vige comunque un divieto di “abuso del diritto”.
La cessazione dell’obbligo al mantenimento dei figli maggiorenni deve, pertanto, essere fondata su un accertamento che di fatto riguarda l’età, il conseguimento di competenze professionali e tecniche, l’impegno per la ricerca di una occupazione lavorativa e la condotta personale tenuta dal maggiorenne.

 


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La successione ereditaria

Le regole della successione ereditaria e la disciplina dei testamenti

di Ofelia Oliva

Alla morte di una persona si apre la sua successione e vengono individuati coloro che dovranno subentrare (succedere) nel patrimonio del defunto.
Nel termine di un anno dal decesso deve essere presentata la dichiarazione di successione al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate e in questo atto si devono indicare tutti i beni posseduti dal defunto.

Mancando un testamento, ossia un atto che esprime le ultime volontà del defunto, l’eredità si devolve per legge a coloro che sono definiti chiamati all’eredità: il coniuge, i figli o i parenti fino al sesto grado di parentela, i quali accettando l’eredità diventano  eredi

In mancanza di questi soggetti il patrimonio sarà devoluto allo Stato.
Gli eredi subentrano in tutti i rapporti del defunto, sia attivi che passivi, questo significa che subentreranno anche rispetto ad eventuali posizioni debitorie che gravavano sul defunto.
>Nei casi in cui non è possibile conoscere la situazione patrimoniale del defunto, pertanto, è prevista la possibilità di accettazione con beneficio d’inventario, proprio per evitare che il proprio patrimonio personale venga confuso con quello del defunto.
In questo caso vengono ereditati tutti i crediti e i debiti del defunto e si possono riscuotere tutti i crediti, ma non si è tenuti a pagare debiti o altro di valore superiore al patrimonio ricevuto.
Il codice civile, all’art.490, riporta i requisiti ed il procedimento da seguire per l’accettazione beneficiata.

In sintesi:
  • va presentata innanzi un notaio o ad un cancelliere del competente Tribunale Civile, facendo riferimento al luogo in cui si è aperta la successione;
  • la dichiarazione va inscritta nel Registro delle Successioni presso il Tribunale Civile, ma nel caso in cui ci si rivolga ad un notaio questi curerà la trasmissione degli atti al Tribunale;
  • entro un mese il Cancelliere deve provvedere alla trascrizione della dichiarazione presso l’Ufficio dei Beni Immobili competente e a seguito di tale trascrizione l’erede può procedere al pagamento dei creditori ed a soddisfare eventuali legati;
  • il Cancelliere e’ obbligatorio redigere un inventario dei beni facenti parte dell’eredità.
L’accettazione di eredità con beneficio di inventraio rappresenta un procedimento con regole e tempistiche precise da rispettare, per cui essere seguiti da un professionista può essere opportuno per evitare problemi.
Tornando alla successione in generale, si parla di successione necessaria per indicare i diritti dei c.d. legittimari, ossia quei soggetti legati al defunto da rapporti di stretta parentela e coniugio nei confronti dei quali la libertà testamentaria e di disporre in vita dei propri beni viene limitata dalla legge, per rispondere ad una esigenza sociale di solidarietà tra i congiunti più stretti.
In base alla successione necessaria il patrimonio del defunto ha:
  • una quota c.d. “indisponibile” (o legittima) che per legge è riservata ai legittimari;
  • una quota c.d. “disponibile” di cui il soggetto, in vita, può liberamente disporre.

In base all’art. 536 del codice civile sono legittimari il coniuge, i figli e gli ascendenti ed a questi soggetti spettano quote differenti a secondo della loro esistenza (ad esempio se ci sono uno o più figli, se vi è il coniuge o se partecipano all’eredità gli ascendenti).

In questi casi sono previste quote c.d. “disponibili” o “indisponibili” differenti a seconda della presenza di tali soggetti.
A titolo esemplificativo:

  • esistenza del solo coniuge: 1/2 quota legittima coniuge e 1/2 quota disponibile;
  • esistenza del coniuge e di un solo figlio: 1/3 quota legittima al figlio, 1/3 quota legittima al coniuge e 1/3 quota disponibile;
  • esistenza del coniuge e di più figli: 1/2 quota legittima figli, 1/4 quota legittima coniuge e 1/4 quota disponibile;
  • esistenza del solo coniuge e ascendenti senza figli: 1/2 quota legittima coniuge, 1/4 quota legittima ascendenti e 1/4 quota disponibile.

Quando non c’è un testamento l’eredità si devolve per legge (successione legittima) al coniuge, ai figli e ai parenti fino al sesto grado di parentela

Mancando questi soggetti il patrimonio sarà devoluto allo Stato.
Inoltre, al coniuge spetta sempre il diritto di abitazione sulla casa ove era fissata la residenza familiare, anche nel caso in cui si tratti di una abitazione di proprietà esclusiva del defunto. A tale diritto si affianca anche quello di uso sugli arredi contenuti nell’appartamento.
In estrama sintesi, ai fini della successione si distinguono la successione necessaria e la successione legittima.
La successione necessaria è caratterizzata dall’obbligo di rispettare la quota indisponibile (c.d. legittima) prevedendo che il testatore non possa lederla ignorando i soggetti che ne hanno diritto per legge (c.d. legittimari).
La successione legittima opera invece in assenza delle ultime volontà del defunto e prevede che sia la legge ad indicare gli eredi, individuandoli nelle persone legate da uno stretto rapporto di parentela con il defunto, applicando la regola generale che i parenti più vicini sono preferiti ai più lontani.
La successione legittima può operare anche in presenza di un testamento, ad esempio se questo viene dichiarato nullo o quando il testamento riguarda solo alcuni beni. In quest’ultimo caso svolgendo una funzione “residuale” concorrendo e/o integrando la successione testamentaria.

Il nostro ordinamento prevede la possibilità che una persona lasci un testamento in cui sono contenute le sue volontà

La legge consente a tutte le persone che hanno compiuto la maggiore età (18 anni) di fare testamento, purché siano nel pieno delle proprie facoltà di intendere e di volere al momento della stesura dell’atto.
Quando vi è un testamento la successione si dice testamentaria.
Il testamento e’ un atto con il quale il soggetto dispone dei suoi beni per il periodo di tempo successivo alla sua morte.
Il soggetto che scrive il testamento è chiamato testatore, ma il testamento può essere presentato o anche predisposto da un notaio che, avvenuto il decesso, provvede ad informare i successori circa i loro diritti e sugli adempimenti da eseguirsi.

Per sapere se il defunto ha fatto testamento è possibile effettuare una ricerca presso il Consiglio Notarile Distrettuale del territorio dell’ultimo domicilio del defunto

Il testamento può contenere diverse disposizioni, sia patrimoniali che non patrimoniali, e in base al principio della libertà testamentaria il testatore può cambiare idea e cambiare quindi le volontà  (tutte o solo alcune) contenute nel testamento.

I testamenti possono essere ordinari o speciali

Sono testamenti ordinari:

  • il testamento olografo: ha la forma di una scrittura privata ed è redatto per intero di pugno, datato e sottoscritto dal testatore. Puo’ essere conservato dal testatore o da altra persona di sua fiducia. Il testamento olografo è nullo se manca l’autografia o la sottoscrizione del suo autore, mentre è annullabile in mancanza di altri elementi;
  • il testamento pubblico: viene redatto dal notaio che, alla presenza di due testimoni, riceve le dichiarazioni del testatore, ne trascrive fedelmente il contenuto, dandone lettura sempre in presenza dei testimoni. Il testamento pubblico indica luogo e data del ricevimento e ora della sottoscrizione del notaio, dei testimoni e del testatore. Essendo un atto pubblico costituisce piena prova di quanto avvenuto presso il notaio sino a querela di falso ed è nullo quando manca la forma scritta e notarile, quando manca la sottoscrizione del professionista e del testatore stesso;
  • il testamento segreto: è redatto dal testatore o da un terzo anche con mezzi meccanici, sottoscritto solo dal testatore e consegnato in presenza di testimoni al notaio secondo formalità ben precise. Il testatore consegna difatti la scheda testamentaria sigillata contenente le sue ultime volontà  al notaio che vi appone l’atto di ricevimento, seguito dalla data e dalla sua sottoscrizione, unitamente a quelle dei testimoni e del testatore stesso. Il notaio redige e consegna al testatore un verbale di restituzione ed il testatore può decidere in ogni momento di ritirare la scheda testamentaria. Il testamento segreto è nullo quando manca la forma scritta anche dell’atto di ricevimento, oltre alle mancate sottoscrizioni del notaio e del testatore.

Queste diverse tipologie di testamento non rappresentano una gerarchia, non esiste infatti una forma o una tipologia preferibile rispetto ad un’altra, quello che conta è il momento in cui viene dichiarata la volontà, quindi il testamento successivo prevale sempre sul precedente a prescindere dalla forma utilizzata.
In base ai diversi tipi di testamento si parla anche della c.d. pubblicazione del testamento. La pubblicazione non è requisito di validità o efficacia del testamento ma serve a renderlo conoscibile per destinatari e circa il suo contenuto.
Sotto questo profilo, mentre il testamento pubblico è immediatamente eseguibile in quanto atto pubblico, un testamento olografo o segreto deve essere pubblicato per essere eseguito. In caso di testamento olografo questo può essere comunque eseguito, anche senza essere pubblicato, se gli eredi ne danno spontaneamente esecuzione avendone avuto conoscenza.

Si ricorre in via straordinaria ai testamenti speciali, quando per ragioni eccezionali non è possibile redigere un testamento secondo le modalita e forme ordinarie

Questo eccezionalità delle situazioni giustifica le formalità semplificate adottate e ammesse. Inoltre tale testamento ha una durata temporale diversa e limitata rispetto ai testamenti ordinari: infatti diventa inefficace dopo tre mesi dalla cessazione delle condizioni eccezionali.
Le condizioni eccezionali sono fissate dalla legge e sono identificate dal codice civile nelle seguenti ipotesi:
  • malattia contagiosa;
  • calamità naturale;
  • infortunio;
  • viaggio in nave o a bordo di un aereo;
  • militari e persone al seguito delle forze armate dello Stato.

Infine, il testamento o le singole disposizioni che compongono il testamento possono essere considerate dalla legge invalide ricorrendo specifiche circostanze. Si tratta infatti un atto che, pur lasciato alla libertà del singolo soggetto, comporta importanti conseguenze, a partire da quelle patrimoniali, quindi è sempre opportuno chiedere una consulenza ad un professionista per evitare problematiche future.


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La separazione dei coniugi e il divorzio

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Nell’ordinamento italiano prima di poter richiedere lo scioglimento del matrimonio – il divorzio – è necessario ottenere la separazione personale dei coniugi e vivere in questo regime per un certo periodo di tempo

di Alessandro Piermarini

La separazione personale dei coniugi può essere consensuale o giudiziale.
La separzione consensuale prevede che i coniugi raggiungano insieme e di comune accordo le pattuizioni da inserire nell’atto di separazione che regolerà  tutti i loro rapporti futuri.
Solo per fare qualche esempio: i rapporti economici tra i coniugi (che possono prevedere il contributo per il mantenimento dei figli, e anche un assegno per mantenimento per il coniuge); le modalità e i termini sull’affidamento dei figli; l’assegnazione della casa coniugale, eccetera.
Una volta raggiunte le intese, si apre la fase di omologazione giudiziale dell’accordo, e i coniugi che devono presentarsi in Tribunale personalmente, anche se sono asstiti da un Avvocato (che può essere lo stesso per entrambi) per sottoprre l’atto di separazione al Giudice.
Nel caso in cui i coniugi non trovino un’intesa, per separarsi sarà necessario agire in giudizio e la separazione si dice giudiziale poiché i rapporti verranno disciplinati direttamente dal Tribunale innanzi al quale si celebrerà la causa. Il procedimento sarà più lungo e complesso, e ciascuna parte dovrà fornire la prova di ciò che sostiene, così da consentire al Giudice di conoscere i fatti di causa e pronunciare la sentenza che deciderà le condizioni della separazione.
Nella separazione giudiziale il procedimento può essere avviato anche solo da uno dei coniugi e senza che l’altro sia d’accordo.
Sia per la separazione consensuale, che per quella giudiziale, il Giudice alla prima udienza (c.d. udienza presidenziale) deve obbligatoriamente esperire un tentativo di conciliazione, mirato a verificare se la decisione di separarsi sia definitiva oppure se è possibile un ripensamento.
Dopo il tentativo di conciliazione, e soltanto se questo ha dato esito negativo, il Giudice procederà:

  • nella separazione consensuale, ad esaminare e omologare l’accordo raggiunto tra le Parti;
  • nella separazione giudiziale, a  individuare i provvedimenti provvisori di urgenza relativi agli aspetti economici e alla collocazione dei figli.

E’ possibile separarsi senza presentarsi in Tribunale

Si tratta di una novità introdotta nell’ordinamento italiano dal D.L. 132/2014, convertito nella legge 162/2014, che permette ai coniugi (soltanto in caso di accordo) di avvalersi della negoziazione assistita e, se non vi sono figli, anche di effettuare una dichiarazione di fronte all’Ufficiale dello stato civile senza necessità, come detto, di presentare un ricorso innanzi all’autorità Giudiziaria.
In questo caso i coniugi dovranno conferire un mandato ad un Legale, ciascuno ad un proprio Avvocato, per raggiungere l’accordo di separazione (successivamente con le medesime forme si può procedere anche al divorzio o alla modifica delle condizioni previste da un precedente accordo di separazione o divorzio tra i coniugi)
L’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita, sarà trasmesso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente, il quale, se non ravvisa irregolarità, comunicherà agli Avvocati il c.d. nullaosta.
In presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita deve essere trasmesso entro il termine di dieci giorni al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente, il quale, quando ritiene che l’accordo risponde all’interesse dei figli, lo autorizza.
Nel caso in cui  il Procuratore della Repubblica ritese l’accordo non rispondente all’interesse dei figli, entro cinque giorni, vi deve essere la trasmissione del fascicolo al Presidente del Tribunale per la fissazione della comparizione delle parti.
L’accordo raggiunto a seguito della convenzione produce gli effetti dei procedimenti di separazione personale, di divorzio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
L’Avvocato è obbligato a trasmettere copia dell’accordo, entro il termine di dieci giorni, all’Ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto.
Con la procedura davanti all’Ufficiale di stato civile i coniugi possono, davanti al Sindaco del luogo di residenza di almeno uno di loro o davanti al Sindaco del luogo indicato sul certificato di matrimonio, definire un accordo di separazione personale di divorzio o di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
In tal caso l’assistenza di un Avvocato è facoltativa.
Tale disposizione non si applica in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, o economicamente non autosufficienti, e comunque l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.
L’Ufficiale dello stato civile, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire di fronte a sé non prima di trenta giorni dalla ricezione per la conferma dell’accordo, l’atto contenente l’accordo è compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento delle dichiarazioni.
La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo.

Nell’ordinamento italiano la separazione ed il divorzio sono due procedimenti distinti, che debbono succedersi nel tempo

Si tratta di giudizi autonomi, che vanno introdotti con atti diversi e in successione temporale: dapprima si procede con il giudizio di separazione e, dopo che siano trascorsi dalla conclusione del giudizio di separazione 6 mesi (in caso di separazione consensuale) oppure 12 mesi (sin caso di separazione giudiziale), si può procedere alla richiesta del divorzio con l’autonomo giudizio.
Per calcolare la durata della separazione deve farsi riferimento alla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale (c.d. udienza presidenziale) sia che si tratti di separazione consensuale, che in caso di separazione giudiziale.
E’ bene ricordare che soltanto con l’ottenimento del divorzio il vincolo del matrimonio si scioglie e, ad esempio, sarà possibile risposarsi.
La separazione è quindi una fase necessaria, essendo un passaggio obbligato per arrivare al divorzio, ma non definitiva, in quanto consente ai coniugi anche di ripensarci e tornare insieme soltanto ripristinando la convivenza nella casa coniugale.
In sintesi il divorzio è possibile solo dopo la pronuncia della separazione personale dei coniugi e il procedimento può essere congiunto o contenzioso, se vi è accordo o meno tra le Parti.
Come per la separazione, anche per il divorzio è possibile  divorziare raggiungendo un accordo, con la presenza dell’Avvocato, nella procedura di negoziazione assistita (DL 132/2014 convertito con l. 162/2014) oppure tramite un accordo raggiunto davanti al Sindaco (nella qualità di Ufficiale di Stato Civile).
Dal 2012 in Italia è valido il regolamento del Consiglio (UE) n. 1259/2010, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale.
Il regolamento è applicabile solo nei paesi dell’Unione europea che hanno aderito (tra cui: Italia, Germania, Francia, Romania, ecc.) e, tra l’altro, prevede che, in merito alle norme applicabii al divorzio e alla separazione personale, i coniugi possono designare di comune accordo la legge applicabile alla procedura prescelta tra:

  • la legge dello Stato della residenza abituale dei coniugi al momento della conclusione dell’accordo;
  • la legge dello Stato dell’ultima residenza abituale dei coniugi se uno di essi vi risiede ancora al momento della conclusione dell’accordo;
  • la legge dello Stato di cui uno dei coniugi ha la cittadinanza al momento della conclusione dell’accordo;
  • la legge del Foro.

In tal caso il Giudice applicherà al divorzio e alla separazione personale la legge designata dai coniugi di comune accordo.


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