Registrazione di conversazione tra presenti

 

registrazione conversazione tra presenti

Verba volant, scripta manent. Per migliaia di anni questa antica locuzione latina ha sintetizzato nel migliore dei modi il senso di evanescenza caratteristico dei discorsi fatti a voce, rispetto alla inconfutabilità dei concetti espressi in forma scritta, suggerendo prudenza a chiunque si accinge a mettere per iscritto i pensieri o le parole, al cui peso non sarà più possibile sottrarsi se non incorrendo nelle relative responsabilità.
Le nuove tecnologie hanno impresso una svolta radicale nelle vite di ciascuno di noi, facilitandoci l’esistenza, ma – al contempo – rendendo assai più “tracciabili” i nostri comportamenti e sempre meno elubilibili le conseguenze che ne possono scaturire.
Motivo, questo, per cui oggi, anche durante i colloqui verbali è consigliabile un utilizzo ponderato delle parole, le quali debbono essere pronunciate con la medesima prudenza un tempo riservata agli accordi raggiunti per iscritto, poiché non è mai possibile escludere che un partecipante alla conversazione ne stia registrando il contenuto con il proprio smartphone, o con altro dispositivo elettronico (tablet, registratore digitale ecc.).
Tale condotta è assolutamente lecita nel nostro ordinamento, a condizione – è bene ribadirlo – che colui che effettua la registrazione sia anche il destinatario della comunicazione o comunque un soggetto partecipante al colloquio nell’ambito del quale è avvenuta la comunicazione.
A questo proposito, e anche per distinguere la registrazione dalla intercettazione, la giurisprudenza ha costantemente recepito l’orientamento secondo il quale “la registrazione fonografica di un colloquio, svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, o comunque sia ammesso ad assistervi, non deve essere ricondotta, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, costituendo forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, salvi gli eventuali divieti di divulgazione del contenuto della comunicazione che si fondino sul suo specifico oggetto o sulla qualità rivestita dalla persona che vi partecipa”.
Rispetto ai divieti di divulgazione, si ricorda che è stato recentemente introdotto il delitto  “diffusione di riprese e registrazioni fraudolente” disciplinato dall’articolo 617-septies del codice penale (in vigore dal 26 gennaio 2018).
In tal caso, la condotta che si è voluta incriminare non è la registrazione carpita in modo occulto, ma la sua diffusione, effettuata con la specifica finalità di danneggiare l’immagine o la reputazione altrui.
Il legislatore ha infatti previsto espressamente l’esclusione della punibilità nei casi in cui la diffusione delle riprese o delle registrazioni fraudolente derivi in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario, o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.
Infine, è opportuno precisare che neanche il luogo in cui si svolge la conversazione può incidere sulla liceità della registrazione ed il conseguente possibile utilizzo in sede processuale.
La Suprema Corte di Cassazione ha più volte ribadito che è consentita l’utilizzazione di una registrazione occulta di una conversazione tra presenti, ovunque essa si svolga, anche in un luogo considerato “privata dimora” del soggetto registrato (abitazione, ufficio, luogo di lavoro ecc.) sulla scorta del principio secondo cui quando un soggetto comunica ad altri notizie che riguardano la sua sfera personale, egli accetta il rischio della propagazione  e se egli decide di disporre delle notizie, il suo atto non può pretendere maggiore tutela solo perché è compiuto in un ambiente considerato “privata dimora”.
Allorché si tratti dello studio professionale dell’avvocato, al principio di inviolabilità del domicilio si aggiunge quello della inviolabilità del diritto di difesa.
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 19278 del 13 ottobre 2017 ha inibito in assoluto la possibilità di registrare conversazioni, sia pure tra presenti, quando la registrazione venga effettuata all’interno di una privata dimora da parte di un terzo, non titolare della stessa e abbia ad oggetto un colloquio difensivo, statuendo che tale condotta si traduce in un’inammissibile intromissione negli ambienti tutelati dalla Carta Costituzionale e nella violazione del diritto di difesa e alla riservatezza del cliente.

Come orientarsi nella scelta dell’avvocato difensore

Capita spesso di trovarsi coinvolti in un processo penale senza avere la precisa cognizione di quello che sta accadendo.
Soprattutto quando si tratta di fatti-reato non molto gravi, per i quali le Forze dell’Ordine procedono senza l’applicazione di misure coercitive, come ad esempio la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari presso un’abitazione privata.
In questi casi, solitamente, si riceve un’avviso scritto presso l’indirizzo di residenza anagrafica, con l’indicazione di una data e un luogo (Caserma dei Carabinieri, Commissariato di Polizia, Comando Polizia Municipale ecc.) dove presentarsi per  effettuare la c.d. elezione di domicilio.
Questa è la prima scelta che la persona è chiamata a compiere e già da questo primo momento sarebbe auspicabile la consultazione con un avvocato penalista, per comprendere presso quale Autorità Giudiziaria è pendente il procedimento e in quale fase si trova.
L’avvocato inoltre potrà spiegare l’importanza della indicazione del domicilio per le notificazioni del processo, poiché ogni mutamento di residenza – anche ufficiale – non avrà efficacia nel procedimento penale, se non verrà comunciato nelle forme di legge all’Autorità che procede.
Insieme alla indicazione dell’indirizzo presso il quale ricevere le comunicazioni del procedimento, la persona è chiamata a nominare un difensore. Ove non lo faccia, le viene assegnato un difensore d’ufficio, con l’avvertimento che in ogni momento potà effettuare la nomina di una difensore di propria fiducia.
La scelta dell’avvocato difensore deve essere fondata sulla fiducia che si ripone nel professionista, dunque sarà fondamentale concordare un incontro, per comprendere se il legale al quale ci si sta rivolgendo fornisca la serenità necessaria, umanamente e professionalmente, per l’instaurazione del rapporto.
Ovviamente, proprio perché si tratta di un rapporto basato sulla fiducia, il professionista non è obbligato ad accettare l’incarico: cliente e avvocato si scelgono reciprocamente.
Anche il difensore d’ufficio può diventare difensore di fiducia, con la differenza che il difensore d’ufficio (se resta tale) a differenza di quello di fiducia, non può rifiutarsi – salvo specifiche ipotesi – di prestare la propria assistenza.
L’orientamento nella scelta dell’avvocato difensore presuppone una buona conoscenza di sè da parte della persona che deve praticare la scelta, poiché l’avvocato giusto per tutti non esiste e soltanto colui (o colei) che farà sentire la persona serena, per essere stata ascoltata e compresa, sarà l’avvocato giusto per quella persona.

Il difensore d’ufficio si paga?

Nel processo penale italiano il difensore può essere chiamato a svolgere la sua attività sia in favore dell’autore del reato, che nell’interesse della vittima o di colui che, anche indirettamente, è rimasto danneggiato dal reato.
Quanto all’autore del reato, è utile ricordare che nell’ordinamento italiano chi è accusato di avere violato una norma di carattere penale, viene iscritto nel c.d. registro delle notizie di reato istituito presso ogni Procura della Repubblica e da tale momento assume la qualità di “indagato“.
Nel momento in cui l’Autorità Inquirente, all’esito delle indagini preliminari, riterrà di avere raccolto sufficienti elementi di accusa e si determinerà ad esercitare l’azione penale mediante la richiesta del giudizio, l’indagato assumerà formalmente la veste di “imputato“.
Tra i vari diritti spettanti alla persona accusata di avere commesso un reato, sussiste in primo luogo il diritto irrinunciabile all’assistenza legale da parte di un avvocato e, nel caso in cui non si abbia la possibilità di sceglierne e nominarne uno di propria fiducia, l’assistenza legale viene fornita dal difensore d’ufficio.
Il difensore d’ufficio viene individuato dall’Autorità procedente attraverso la consultazione di un Elenco istituito presso il Consiglio Nazionale Forense e, contrariamente a quanto si tende a credere, deve essere retribuito dalla parte assistita.
Il difensore d’ufficio, a differenza del difensore di fiducia e fatte salve specifiche ipotesi, non può rinunciare all’incarico ricevuto. Tuttavia, nel caso in cui non venga retribuito – e soltanto dopo avere dimostrato di avere inutilmente tentato di recuperare il proprio credito professionale nei confronti della parte assistita – il difensore d’ufficio potrà richiedere la liquidazione dei compensi al Giudice innanzi al quale si è celebrato il processo.
Spesso le parti assistite tendono a confondere la figure del difensore d’ufficio, con quella del difensore di persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato.
I benefici previsti e disciplinati dal D.P.R. 115/2002 (c.d. Testo Unico Spese di Giustizia) sono accessibili sia alla persona che sceglie il difensore cui affidare il mandato, sia alla persona cui viene assegnato un difensore d’ufficio, purché il difensore sia iscritto nell’Elenco degli Avvocati abilitati al patrocinio a spese dello Stato nella materia penale. In tal caso, il Giudice procedente verificata la sussistenza dei requisiti di legge in capo alla persona sottoposta a procedimento penale, la ammette al c.d. patrocinio gratuito e tutte le spese del procedimento (diritti di cancelleria, compensi avvocato ed evenutale consulente tecnico) saranno poste a carico dello Stato.
Diversamente, non è previsto un difensore d’ufficio per la persona offesa dal reato, poiché quest’ultima è considerata parte soltanto eventuale nel processo penale.
Pertanto, coloro che subiscono la violazione, così come coloro che ne siano danneggiati in via indiretta (si pensi ai familiari della vittima) per partecipare al processo debbono necessariamente avvalersi di un avvocato di fiducia.
Da ultimo, preme evidenziare che anche alla persona offesa o danneggiata è assicurato il patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, ed anzi,  recentemente, sono state introdotte importanti modifiche alla normativa per consentire alle vittime dei reati più odiosi di ottenere l’ammissione al beneficio in deroga agli stringenti limiti reddituali previsti dalla legge.

Quando comincia a decorrere il termine della prescrizione nel reato di appropriazione indebita?

Non sempre coincidono il momento in cui viene posta in essere la condotta di appropriazione, costituito dall’iniziare a detenere la cosa come se fosse propria (c.d. interversione del possesso) e il momento in cui si verifica l’evento di appropriazione, costituito dalla manifestazione della volontà dell’agente di fare propria la cosa.

Il reato di appropriazione indebita si consuma nel momento dell’azione, cioè quando il soggetto comincia a tenere la cosa come se fosse il proprietario, e si perfeziona con il verificarsi dell’evento costituito dal momento in cui la vittima del reato (la c.d. persona offesa) viene a conoscenza dell’avvenuta appropriazione in suo danno.

L’evento appropriazione, in questi casi, si realizza quando la parte offesa subisce il danno della mancata restituzione.